Merano Winefestival 2019

Dal 1992 il Merano Wine Festival è considerato uno degli eventi più importanti ogni anno che rappresentano le eccellenze del vino e del cibo. Nel fantastico ambiente del Kurhaus di Merano, il festival unisce l’eccellenza all’eleganza. I vini e i prodotti presentati in esclusiva vengono selezionati e valutati in modo specifico dalle commissioni di degustazione di The WineHunter. Helmuth Kocher, fondatore del WineHunter Award e del Merano WineFestival, si dedica alla caccia delle eccellenze del mondo del vino e del cibo. Merano è un’esplosione di sapori genuini e di alta qualità. Le eccellenze di tutta Italia e non solo. Il festival è un punto d’incontro per gli amanti del cibo e delle bevande. Lì dove arrivarono 11.500 persone Ma devi essere molto appassionato perché il biglietto è molto costoso. Essendo prodotti di alta qualità, è difficile fare una scelta selettiva. Mi sono concentrato sulle piccole realtà da cercare e trovare al palato. Ma ti dico subito quali sono state le scoperte di quest’anno. Potrei restare qui e parlare per ore. Quindi questa volta considerando che ho trascorso molto tempo sia assaggiando i vini che i cibi che alternerò tra cibo e vino. La cantina Antonucci “Santa Barbara” è già nota non solo per l’esuberante mecenate Antonucci ma anche per un Verdicchio che non ha eguali nei marchi. Conoscevo già il Verdicchio, quindi mi sono concentrato sul Mossone un Merlot che dona morbidezza e avvolgenza, tanta freschezza e tannino molto delicato. All’inizio ho pensato che fosse un’etichetta con “Il Padrino”, ma le immagini sull’etichetta sono Nino Zeni, il creatore di un Amarone ricco di espressione e passione. Viene dalle migliori uve e quando lo tappi sentirai la piena potenza di un vino che ti lascerà incessantemente e ti preparerà sempre per l’altro sorso. È un vino per gli amanti delle persone che si amano e amano l’Amarone. Un altro Amarone che non dimenticherò è l’urlo, un gusto eclettico, morbido e potente. La Hurlo è prodotta, in edizione limitata, solo nelle annate più adatte. Ogni singola bottiglia è numerata e accompagnata da un certificato di autenticità. Il problema è che lo rende un vino inaccessibile. Molto marketing per me che può essere trovato in altri Amarones. Personalmente, e tutti i miei amici lo sanno, non apprezzo molto il vino Brut Franciacorta. Ma è un mio problema, non lo nego, non ho ancora trovato un vino che mi faccia dire “uaho”. Poi vado al mio amato champagne. A Vrigny, Roger Coulon crea uno champagne con bollicine sottili e una mineralità dissetante, sentori di polvere, gesso, prugne mature e pasticceria. Direi eccellente. Potrei continuare a descrivere i vini che mi sono piaciuti di più, ma finirei per dirtelo domani. Non mi piacciono le liste ma non posso parlarti di tutto il vino che ho assaggiato. Quindi, estraggo dieci vini dal mio “cappello da vino” che mi è piaciuto molto con una breve descrizione:Brunello di Montalcino – Donatella Cinelli Colombini: un elegante Brunello, fragole, lamponi, ciliegie, legno e tabacco. Molto equilibrato Abbinamento con un formaggio molto stagionato.Amarone della Valpolicella Classico Riserva – Zeni: un Amarone che sedurrà con note di ciliegia e balsamico, con potere vellutato e tannini.Stilèma Fiano di Avellino – Mastroberardino: un Fiano delicato e raffinato, un ottimo vino bianco da sorseggiare durante l’estate. Acidità che si abbina a sentori di miele e rosmarino.Bovale Marmilla IGT – Su’Entu: hai mai bevuto un vino da uve Bovale? È arrivato il momento! Vino rubino che mi piace per la freschezza e le note balsamiche. È un vino che regala note di sale e tannini morbidi.Ronco delle Acacie 100% Chardonnay Le vigne di Zamo ‘: i vigneti Zamo provengono da una regione chiamata Friuli e in Italia i loro vini Ribolla Gialla, Sauvignon e Friulani sono leggenda. Ronco delle Acacie dopo due anni di raffinatezza divenne un sublime Chardonnay. Minerale molto presente, zolfo, selce e miele di acacia.

 

 

Romagna – la vita ha un altro sapore

Se siete mai stati al Vinitaly, saprete già che il primo padiglione che si incontra è quello dell’Emilia Romagna. Quest’anno la Regione Emilia Romagna era presente con oltre 200 aziende produttrici, con ben 500 vini da gustare. Il vino parla la lingua della propria terra, e la Romagna è un fazzoletto di terra rigoglioso che corre tra il mare e gli Appennini, increspandosi in poggi e colli disegnati dalle geometrie della natura. Frutteti e vigneti alternati da case coloniche, borghi, torri e rocche medievali. C’è chi dice che i romagnoli sono un popolo un po’ ruvido e molto legato alla propria terra. Ma la verità è che sono un popolo meraviglioso ed ospitale. Lo dimostrano con le numerose iniziative per promuovere il turismo tra cui c’è l’enoturismo in prima linea.

La Romagna è una regione collinare italiana, che si affaccia sul mare Adriatico costellato da paesini che sono dei gioielli incastonati in un paesaggio che sembra muoversi come prosecuzione delle onde del mare. Una volta era intero dominio dello Stato Pontificio, che da Imola e Castel San Pietro attraversa le province di Forlì Cesena, Ravenna e Rimini, sino a giungere all’Adriatico. Da questi paesaggi nascono Romagna Albana DOCG – primo vino bianco italiano riconosciuto a Denominazione di Origine Controllata e Garantita – Romagna Sangiovese DOC, che e´ roba da lasciarci il cuore. Il Romagna Albana Spumante DOC, Romagna Trebbiano DOC, Romagna Pagadebit DOC, Romagna Cagnina DOC, insieme alle più recenti Colli d’Imola DOC, Colli di Faenza DOC.

Il mio vero approccio ai vini della Romagna non è avvenuto in occasione del Vinitaly però, ma  ho fatto la conoscenza con alcuni di loro in Germania e precisamente nella patria della birra,  Monaco di Baviera. L´occasione mi è stata data dal deus ex machina di tutto ciò che è vino a Monaco Di Baviera, ovvero Faye Cardwell. Faye oltre ad essere una che di vino se ne intende, si occupa di wine events & comunication. E’ lei (inglese per nascita ma con un perfetto italiano con un lieve accento veneto) che a Monaco di Baviera dirige l’orchestra dei produttori italiani e porta alla ribalta il nostro vino. Le cantine di Eataly sono accoglienti e rimangono un posto dove noi “emmigrants” troviamo un pezzo di Italia. E’ toccato ad alcuni produttori romagnoli lasciarmi vivere questo breve ma intenso ritorno a casa con una splendida degustazione. Erano presenti poche ma buone cantine che vi elenco di seguito:

Bulzaga, Celli, Drei Donà, Fattoria Nicolucci, Fiorentini Vini, Poderi dal Nespolo, Randi, San Valentino, Spalletti Colonna di Paliano, Tenuta Uccellina.com

Il Sangiovese prodotto in Romagna è un vino che sente l’influsso del mare e i profumi di una campagna collinare immacolata. Ho degustato alcuni  vini che mi hanno lasciato sorpreso identificandoli con alcuni toscani più blasonati. Inizio il mio giro enoico dalle Cantine Spalletti. La storia delle cantine Spalletti affonda nel 1500 quando i vini venivano venduti ai Monaci Classensi in villeggiatura al Castello di Ribano. Nella tenuta, oltre al Sangiovese si coltivana Albana, Bombino Bianco, Cabernet Sauvignon e Franc, Riesling, Chardonnay e Merlot. L’Albana di Romagna “Duchessa di Montemar” è un vino luminoso fresco che porta alla mente la pesca gialla e l’ albicocca, e fiori gialli. L’ingresso è morbido e avvolgente con equilibrio fra freschezza e morbidezza. Si beve da solo ma con dei formaggi pecorini sarebbe un matrimonio eccellente. Il Sangiovese riserva “Villa Rasponi” e il superiore “Rocca di Ribano” mi lasciano stupefatto. Colore rosso rubino un naso che spazia dalla frutta alla liquirizia con un tocco di erbaceo e delle spezie, un vino che ha un olfatto complesso. Al palato la frutta matura gioca la sua principale espressione. Delle cantine Bulzaga  vale la pena assaggiare tutto ma soprattutto andarli a trovare in quanto si trovano in un luogo abitato ancora dalle fate e folletti. Si trovano a Brisighella centro termale e antico borgo medievale. Assaggio il Ravenna uve Longanesi IGP 100%, un vino esuberante e descriverlo farebbe perdere il piacere di un  scoperta unica di un vino diverso assultamente fuori dal comune.  Lo Stramonio è un Sangiovese superiore riserva del 2014,  delicato e robusto nello stesso tempo, un rosso rubino brillante e al naso la liquirizia e il panforte un vino da tenere ancora qualche anno in cantina per apprezzarne ancora la maggiore complessità. Castrocaro non solo regalava note musicali ma con le cantine “Fiorentini” anche due ottimi vini che sono come note musicali ben suonate, il Romagna Albana DOCG secco “Cleonice” e il Sangiovese Castrocaro riserva “Vigna dei Dottori”, quest’ultimo in particolare, ancora un po ruvido, ha un ottima potenzialità per un futuro brillante e un naso gia affinato da frutta matura e spezie. Concludo con un ultimo vino che mi ha convinto, il ” urson” della Tenuta Uccellina un Longanesi IGP del 2013. Al naso è inconfondibile la ciliegia sotto spirito, il cacao e foglie di salvia. Sensazioni che si ritrovano in bocca, con un tannino che al primo sorso aggredisce ma che poi lascia il segno e si prolunga con una lunga scia di odori e sensazioni. Un vino che abbinato ad un piatto di cacciagione da una notevole risposta al nostro palato.

Spero di avervi lasciato un enorme curiosità, non solo di visitare questa Regione meravigliosa, ma di assaggiarne la sua essenza in uno o più bicchieri di vino.

Fiano di Avellino docg Alimata 3 grappoli Gambero Rosso

Quando si parla di Irpinia a me la mente va sempre al 1981 anno del terremoto che rase al suolo molti paesini di quel territorio. Durante la leva un commilitone, di cui non ricordo il nome,  fu  tanto gentile da invitarmi a casa sua a dicembre per farmi vedere “Le vampalorie”, enormi fasci di rami alti più di quattro metri ai quali si dava fuoco durante la festa di S.Nicola. Così oggi, torno a Monfredane virtualmente, per celebrare i 3 bicchieri Gambero Rosso del Fiano di Avellino Villa Raiano. L’hanno chiamato “Alimata” il nome di una contrada del Comune di Montefredane dove sorge Villa Raiano.  Furono i Greci a portare in Italia l’originario vitigno del Fiano, la “Vitis Apicia”. Le prime viti furono piantate a Lapio, una località che prese il nome dall’uva (comune dove tuttora si produce il Fiano). A sua volta, il nome “Vitis Apicia” o “Apina” deriva dalla caratteristica, proprio di quest’uva dal dolce profumo, di attirare sciami di api nelle vigne. Da Apina derivò “Apiana” e da questo “Afiana”, quindi Fiano”.  (La storia continua ma potete leggerla su Wikipedia da dove ho attinto)

Fiano di Avellino Alimata Villa Raiano è un vino che proviene da vitigni che affondano le radici in un suolo difficile e argilloso. La vista dalla  collina sulla valle del fiume Sabato è spettacolare così come il vino. Villa Raiano non coltiva solo Fiano ma anche Greco e Aglianico e  i vitigni sono sparsi lungo le colline che dominano la valle del fiume Sabato. Il Fiano viene imbottigliato ad ottobre dell’anno successivo la vendemmia e viene tenuto fino ad allora in vasche d’acciaio. Il colore è uno splendido giallo paglierino, al naso troviamo la mela, la salvia, erba, pino, scorza di pompelmo verde. Al palato ritroviamo i sapori sentiti al naso con una spiccata sapidità che da l’idea dell’essere un vino dissetante e lo fa con elegante fragranza. L’abbinamento ideale è con il pesce ma io lo berrei anche come aperitivo.

 

 

La viticultura in Germania

La viticoltura in Germania è stata introdotta dai Romani intorno al I secolo a.C. e già a quell’epoca la coltivazione era prevalentemente svolta sulla riva sinistra del fiume Reno e lungo il corso del fiume Mosella. Secondo alcuni cronisti dell’epoca, sembra che i vini rossi fossero piuttosto diffusi in Germania durante il periodo Romano; una notizia piuttosto interessante se si considera l’attuale vocazione del paese alla produzione di vini bianchi. Fino all’epoca di Carlo Magno la coltivazione della vita era prevalentemente concentrata in tutta la zona occidentale del fiume Reno, dall’Alsazia fino alla zona dove attualmente si trova la città di Coblenza.

La diffusione delle tradizioni enologiche fu continuata dai monaci Cristiani e si hanno notizie certe che nel 750 d.C. la viticoltura nella zona della Mosella era condotta da fondazioni monastiche che si rifacevano alle tradizioni Romane. I monaci introdussero inoltre la viticoltura nelle zone della Franconia e della Bavaria dove questa attività era fortemente praticata anche nel medio evo. Durante l’epoca dell’Impero Carolingio, Carlo Magno si operò in modo determinante alla diffusione e alla regolamentazione della viticoltura, prevalentemente a supporto della diffusione della religione Cristiana e, come in altri paesi Europei di quell’epoca, i principali coltivatori e produttori di vino erano i monasteri e le chiese. Fu proprio in questo periodo che furono piantati i vigneti più famosi di tutta la Germania, prevalentemente nella zona di Rheingau, e che sono ancora produttivi e rinomati. La viticoltura in Germania si sviluppò rapidamente dall’anno mille fino al XVI secolo, la produzione di vino era un’attività svolta sia nei monasteri e nelle chiese, sia nelle proprietà di nobili e di semplici borghesi. Le specie di uva che erano note e coltivate già da quei tempi erano Elbling, Räuschling, Silvaner, Moscato e Traminer. Le prime testimonianze scritte sulla coltivazione dell’uva Riesling, certamente la più celebre della Germania, risalgono al 1435, in modo particolare nelle zone di Rheingau.

 

Fonte (Di Wine Taste)

Tutti gli eventi italiani internazionali del 2019

Qui di seguito riportiamo i maggiori eventi eventi del vino italiani ed internazionali


GENNAIO

11/13 gennaio – Bionisiaco – Salerno

12/13 gennaio – Nebbiolo nel Cuore – Roma

13 /15 gennaio – Winter Fancy Food di – San Francisco

12/14 gennaio – Not, rassegna dei vini franchi – Palermo

14 gennaio – Io Bevo Così – Milano

14 gennaio – ViniVeri – Assisi (Pg)

18/20 gennaio – Birraio dell’Anno – Firenze

19/20 gennaio – Sangiovese Purosangue – Roma

20/30 gennaio – Millesimè Bio – Montpellier

24 gennaio – God Save The Wine – Firenze

26/27 gennaio – Vignaioli Naturali a Roma – Roma

27/28 gennaio – Evoluzione Naturale – Grottaglie (Ta)


FEBBRAIO

1/3 febbraio – Le Birre della Merla – Montegioco (Al)

3 febbraio – Aglianico a Roma – Roma

3/4 febbraio – Vino In-dipendente – Calvisano (Bs)

4 febbraio – Anteprima Amarone – Verona

7/8 febbraio  Pink Rosè Festival – Cannes

8/10 febbraio Finest Spirit – Munchen

9/11 febbraio – Sorgente del Vino Live – Piacenza

11 febbraio – Cesena in Bolla – Cesena

12 febbraio – Chianti Classico Collection – Firenze

16/18 febbraio – Benvenuto Brunello – Montalcino (Si)

17 febbraio – Taste Alto Piemonte – Roma

16-19 febbraio – Beer Attraction – Rimini

21 febbraio – Rock The Wine – Firenze

23 febbraio – VinNatur – Roma

24/25 febbraio Bellavita Expo Toronto


MARZO

2/3 marzo – Genova Wine Festival – Genova

2/3 marzo – Roma Whisky Festival – Roma

3/4 marzo – Live Wine – Milano

3/4 marzo – Terre di Toscana – Lido di Camaiore (Lu)

7/9 marzo – Bellavita Expo Warsav – Varsavia

9/10 marzo – Vignaioli Artigiani Naturali – Roma

11/12 marzo – International Bulk Wine & Spirits Show – Uk – Londra

16/19 marzo –  Bellavita Expo Hamburg – Amburgo

17/20 marzo – Vinitaly China – Chengdu

17/19 marzo – ProWein – Düsseldorf

23/24 marzo – Vinifera – Trento

30 marzo – Milano Rum Festival – Milano


APRILE

1/4 aprile – l’En Primeur di Bordeaux 

5/7 aprile – ViniVeri – Cerea (Vr)

6/7 aprile – Summa – Magrè sulla Strada del Vino (Bz)

6/8 aprile – VinNatur – Gambellara (Vi)

7/10 aprile – Vinitaly – Verona

14/15 aprile – Contrade dell’Etna – Randazzo (Ct)

27/28 aprile – Only Wine Festival – Città di Castello (Pg)


MAGGIO

7/10 maggio –  ProWein Hong Kong

12 maggio – Inconfondibile, Festival Nazionale dei Vini Frizzanti a Rifermentazione in Bottiglia – Treviso

12/13 maggio – Spirit Experience – Milano

13/16 maggio –  Vinexpo Bordeaux

18/20 maggio – Giornate del Pinot Nero – Egna e Montagna (Bz)

18/21 maggio – Bellavita Expo Chicago

20/22 maggio –  London Wine Fair 2019

23 maggio – God Save The Wine – Firenze

 

30/31 maggio – World Bulk Wine Exhibition – China – Yantai

31 maggio/2 giugno – Arrogant Sour Festival – Reggio Emilia


GIUGNO

1 giugno – Emilia Sur Lì – Lesignano de’ Bagni (Pr) (da confermare)

4/10 giugno – Radici del Sud – Bari

14/15 giugno – Mare e Vitovska – Duino (Ts) (da confermare)

16/17 giugno – Un Mare di Champagne – Alassio (Sv)

23/25 giugno – Vinitaly International al Summer Fancy Food a New York,


LUGLIO

12/14 luglio – Ein Prosit Grado – Grado (Go)

23/27 luglio – Vino è Musica – Grottaglie (Ta)

27 luglio  – God Save The Wine on the beach – Forte dei Marmi (Lu)


AGOSTO


SETTEMBRE

3/6 settembre –  Bellavita Expo Mexico City

4/7 settembre – Bitec -Bangkok

6/8 settembre – Villaggio della Birra – Buonconvento (Si)

26 settembre – God Save The Wine: La Vendemmia in Via Tornabuoni – Firenze


OTTOBRE

4/10 ottobre – Crocus Expo –  Moscow

11/13 ottobre – EurHop! – Roma (da confermare)

12 ottobre – Presentazione Slow Wine 2020 – Montecatini Terme (Pt)

14/15 ottobre – Autochtona – Bolzano

23/25 ottobre – Shanghai World Expo Exhibition


NOVEMBRE

2/3 novembre – Vini di Vignaioli – Fornovo di Taro (Pr)

2/5 novembre – Sangiovese Purosangue – Siena

8/12 novembre – Merano Wine Festival – Merano (Bz)

12/14 novembre –  ProWein China – Shanghai

17/18 novembre – Back to the Wine – Faenza (Ra)

17/18 novembre – The Wine Revolution – Sestri Levante (Ge)

23/24 novembre – Mercato dei Vini FIVI – Piacenza


DICEMBRE

1/2 dicembre – Vini Corsari – Barolo (Cn) (da confermare)

14/15 dicembre – Birre sotto l’Albero – Roma (date da confermare)

The Clint Eastwood of natural wines

Il Clint Eastwood dei vini naturali

E’una giornata fredda qui sulle colline di Gambellara, ma a scaldarmi c’è l’accoglienza calorosa di Angiolino e Rosamaria
Entusiasti decidono di accogliermi nel regno di Rosamaria (la cucina) perché hanno una novità di cui vogliono rendermi partecipe. Angiolino e la moglie perseguono con dedizione il ritorno alla natura, ma non solo in vigna anche nei cibi di tutti i giorni. Rosamaria mi mostra con entusiasmo il suo primo impasto di pane con grano germinato senza aggiunta di lieviti esterni. Il grano germogliato, finemente macinato, impastato più di una volta e lasciato lievitare a diverse temperature per diverse ore (permettendo ai lieviti contenuti naturalmente nel grano di fare il loro lavoro) dovrebbe produrre un pane privo di contaminazione. Peccato non sia potuta rimanere per gustare anche questa meraviglia prodotta da questa fantastica famiglia.
Con l’acquolina ancora in bocca, ci dirigiamo verso le sue incantevoli vigne e da lì inizia una storia affascinante di come un uomo negli anni ’80, (allora ancora single e trentenne) decide di dar vita alla sua azienda vinicola. Sin da subito Angiolino ha un’idea che va in conflitto con il resto del mondo vinicolo. Lui ha un profondo amore per la terra e per lui il vino deve mettere al primo posto la natura, per ottenere la massima espressione del terroir. Purtroppo si imbatterà contro un mondo troppo abbagliato dal Dio denaro per prendersi cura di una terra donataci da Dio.
Ma Angiolino non è un ragazzino che si lascia terrorizzare e convincere facilmente, così decide di intraprendere una battaglia di cui in Italia si farà garante. Dopo vari incontri e studi approfonditi sui metodi naturali per esaltare la terra ed i suoi prodotti, dopo innumerevoli incontri e scambi di idee con i seguaci della Biodinamica in Francia, decide di istituire (2006) in Italia l’Associazione Vinnatur del quale ne è tuttora il presidente. L’associazione vede la partecipazione di 130 piccole aziende di tutto il mondo che sostengono la causa del Vino Naturale. Ed ecco che nasce il paladino, il Clint Eastwoood dei vini naturali (così simpaticamente definito da una giornalista).
Stando alle sue parole, fare un vino naturale non è il punto di arrivo ma è sempre un inizio. Ogni giorno impara qualcosa in più, esperimenta qualcosa di nuovo infatti, sia la sua vigna che la sua cantina sembrano dei laboratori. Ogni anno parte della vigna viene riservata per le sue prove e le sue innovazioni che tendono sempre di più al ritorno alla natura.
Sicuramente non siamo davanti ad un contadino incolto o ad un imprenditore spietato. Siamo di fronte ad un uomo che ama la vita, ama la natura e ne ha una profonda riverenza e rispetto. Lui si reputa più al servizio di questa terra meravigliosa datagli dagli dei, che il suo proprietario.
Finalmente giungiamo in cantina. Una pulizia ed un ordine impeccabili.
E qui mi ritrovo davanti non più un produttore, non più un innovatore, ma un uomo; un uomo che ammette i suoi successi ma anche i suoi errori, dai quali umilmente cerca sempre di imparare e non ripetere. E’ da li si comprende appieno il suo desiderio, non di esaltare il suo ego, ma una terra bellissima.
I vini non potevano deluderci. Il Sassaia, il Pico, il So San, alla vista sono dei vini un po’ torbidi a motivo della mancanza di filtrazione, ma al palato è un’esplosione di sensi che riportano alla natura, alla terra. Freschezza, Sapidità, limpidezza che quasi mi sorprendono da un vino naturale. Ma come mi spiega Angiolino tutto sta nell’estrema pulizia, nell’attenzione ai tempi e ai particolari.
Ascoltandolo si perde facilmente la cognizione del tempo, così decido di perdermi ancora un minuto in questo paradiso naturale…..
Purtroppo è il momento di andare e Angiolino dopo avermi salutata con un abbraccio mi lascia con una frase sulla quale vorrei che tutti meditaste:
“DOBBIAMO IMPARARE A GUARDARE AD UNA TERRA CON SOPRA UNA VIGNA E NON AD UNA VIGNA CON SOTTO UNA TERRA”.

Il nostro vigneto, la nostra cantina

DOVE SIAMO

Dall’autostrada Milano- Venezia A4 prendere l’uscita di Montebello vicentino, seguire poi le indicazioni per Gambellara. Svoltare verso destra in direzione Montebello – Zermeghedo ed appena ricomincia la discesa svoltare a sinistra in Loc. Monte Sorio. Nella cima della collina svetta la casa e cantina bianca.

La cantina si trova in Località Monte Sorio, 8 a Montebello Vicentino (VI) e si trova nel crinale della collina, facilmente visibile dalla strada che collega Gambellara a Montebello Vicentino.
Le visite in cantine sono consentite solamente previa prenotazione e prevedono un contributo di 10€ a persona per una visita della durata di 1h + degustazione di 4 vini dell’azienda.

Cantina: Località Monte Sorio, 8 – 36054 – Montebello Vicentino (VI)

Tel: (+39) 0444 444244

Email: biancaravini@virgilio.it

Web: www.angiolinomaule.com

 

Serena

Sua Maestà il Negroamaro

Il Negramaro è un vitigno a bacca nera coltivato in tutta la Puglia ma in particolare nella zona del salento. Partiamo dal nome, perché Negroamaro? Come ogni nome che vanta secoli di storia (il Negroamaro è uno dei più antichi vitigni in Italia) ci sono varie versioni.   La più accreditata è che derivi dal latino “Negro” riferendosi proprio al colore scuro delle bacche e “amaro” derivante sicuramente da quell’enorme quantità di tannini che questo vino possiede dandogli oltre al corpo una nota amarognola di mandorla amara. La seconda ipotesi è linguistica ovvero si tratta della fusione di due parole, una greca “mavros” e un’altra latina “niger” che entrambe significano “nero”. E’ un vitigno molto versatile sia per creare delle ottime bottiglie di brut sia per la vinificazione in rosa. E’ molto sensibile e teme il caldo eccessivo, alcuni produttori per tale motivo fanno crescere i vitigni a spalliera e proteggero dai raggi del sole diretti (allevamento costituita da un tronco verticale, in cui è inserito un tralcio a frutto di 8-10 gemme di lunghezza, piegato orizzontalmente lungo la direzione del filare) Da ottimi risultati vinificato come brut dando dei vini persistenti con molta frutta fresca al naso per me ottimi come aperitivi estivi. I rosati appaiono carichi come dei tramonti estivi e hanno una caratteristica profumazione di rosa, di fiori e sono molto freschi e sapidi che li rende adatti per accompagnare formaggi anche stagionati. Ma per me il Negroamaro è e rimane il vino vinificato così com’è, nero.

Un rosso intenso avvolte impenetrabile. Spezie, frutti rossi, cacao, tabacco, prugna e alcune volte di selvatico. Piatti a base di salumi o di formaggi stagionati si sposano a meraviglia con un bel bicchiere di Negroamaro. Ne ho qualcuno che ho degustato la scorsa edizione del Vinitaly. qui di seguito vi do qualche bottiglia da assaggiare e da tenere in considerazione:

A -Mano è un’azienda del barese ma il Negroamaro proviene da un singolo vigneto in Salento. É una vecchia vigna a spalliera non irrigata. Un bel rosso rubino con una sfumatura violacea Al naso riconoscerete i frutti di bosco, le spezie e il tabacco.  Un vino eleganti e con dei tannini che meritano di invecchiare almeno 20 anni. Compratelo e mettetelo da parte se fra qualche anno vorrete bere un perfetto esemplare di “borgogna salentina”.  Abbinateci una bella grigliata.

 

 

 

Tomegna azienda vinicola Giuliani ha settanta anni di storia nel cuore della Murgia barese. La filosofia è quella di valorizzazione di antichi e pregiati vitigni varietali autoctoni tra i quali Il Negroamaro che dal mio punto di vista è la punta di diamante dell’azienda. Un rosso rubino brillante che salta subito all’occhio e fragranze di frutti rossi, come ciliegia, amarena e prugne con una leggera nota speziata che arricchisce la gamma complessa di aromi. Da abbinare a primi piatti a base di pasta fresca condita con ricco ragù o carni alla griglia, se volete la perfezione abbinatelo alla carne bianca cucinata a forno

Severino Garofano. A Copertino nel cuore del Salento Severino Garofano ha creato un’azienda per portare in  tavola un  vino derivante dal ripetto delle tradizioni e della natura. sono due i vini che vi suggerisco:

 

Simpotica: Perchè il nome Simpotica per un Negroamaro?  Bere insieme fu una delle più importanti forme sociali nel mondo della Grecia Antica. L’aggregazione simpotica o simposiale era finalizzata a una specifica celebrazione di occasioni particolari: le poesie o i carmi conviviali erano destinati ad essere recitati nel momento conclusivo del banchetto, il quale rappresentava un dispositivo generatore di gratificazione collettiva. La maggior parte delle forme di intrattenimento derivavano dal bere stesso seguendo l’etica del simposio della moderazione del bere. Un’iscrizione su una coppa potoria del V sec a.C. invitava così i convenuti: “Sii contento e bevi bene”. un vino con un intenso rosso rubino tendente al granato. Liquirizia, lampone e salvia, dal sapore deciso e fresco, con tannini eleganti e veri, e tanta sapidità che rinfresca un finale da favola.

                    

 

Le Braci: Colore intenso con riflessi purpurei, tendenti al granato. Morbido, elegante, sontuoso al palato, regala al naso un bouquet intenso e ricco ed una lunga persistenza dello sensazioni gusto-olfattive. La sovramaturazione delle uve, o meglio l’avvizzimento spinto degli acini, dona al vino una struttura complessa. È vino che sviluppa tutte le sue potenzialità già durante l’invecchiamento in piccole botti di legno, il quale, oltre a stabilizzare il colore, induce una riduzione dell’astringenza; il vino acquista un aroma fresco ed una regale suntuosità.I suoi profumi di fiori e di frutta sono in bella evidenza: la menta, la prugna, le note sottilissime di frutti, la liquirizia, la vaniglia e le spezie. La morbidezza del suo sapore lungo chiude con una piacevole vena amarognola del vitigno da cui deriva: il Negroamaro.

 

Leone de CastrisLa cantina inizia l’imbottigliamento dei suoi prodotti con Piero e Lisetta Leone de Castris, nel 1925. Nel 1943 nasce il Five Roses, il prodotto più conosciuto dell’ azienda ed il primo vino rosato ad essere imbottigliato e commercializzato in Italia e da subito esportato negli Stati Uniti. Five Roses. Spuma soffice con perlage a grana finissima e molto persistente. Il colore è un rosa antico con riflessi ramati. Il profumo è elegante, caratterizzato da note di piccoli frutti di bosco arricchiti da piacevoli sentori di crosta di pane. Al gusto manifesta una raffinata pienezza accompagnata da una gradevole freschezza. Ottimo come aperitivo e con piatti a base di frutti di mare e crostacei, perfetto anche con salumi e formaggi di media stagionatura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cambio di nome

Il mondo del vino è un mondo incentrato sull’estetica e sull’eleganza , ecco che il vecchio blog Wineblogart esteticamente ha trovato una via di miglioramento e di trasformazione. Il rinnovamento parte proprio dal nome e Wineblorart creava malintesi. Al Wine dunque,  dove gli  argomenti rimarranno sempre gli stessi ma con un nuovo stile e un nuovo modo di interagire con  il mondo del vino. Uno stile diverso, un nuovo design, nuove curiosità e nuovi collaboratori. Perché Al Wine? Quando si sceglie un nome non c’è una vera e propria motivazione, suonava bene.  Eastman il fondatore delle pellicole Kodac quando gli chiesero come mai questo nome lui rispose “la chiamai “Kodak” perché era un nome breve, vigoroso, facile da pronunciare non significava nulla“.  Al è un articolo italiano che non concorda con vino e wine una parola inglese. Indica il doppio stile italiano inglese un nome più chiaro da identificare negli argomenti, semplicemente più corto e a me suonava meglio.  Ringrazio chi continuerà a seguirci con curiosità e con la passione che ci accomuna, il vino. Quindi dimentichiamoci  Wineblogart e diamo il benvenuto a  Alwine www.alwine.it

The Piedmont of the 3B: Barolo, Barbaresco, Barbera

Il Piemonte è una delle regioni vinicole più importanti della penisola. Come imparare a riconoscere i vari vini prodotti in Piemonte? Quali sono le differenze. Seguitemi in questo breve viaggio e  proverò ad affrontare e  chiarire tutti gli aspetti organolettici dei vari vini.  Partiamo dal presupposto che il vitigno piemontese che fa da principe in questa regione è il Nebbiolo. Il termine nebbiolo pare derivare da “nebbia”, non è chiaro se per definire l’aspetto dell’acino, scuro, ma appannato (annebbiato) da abbondante pruina, ovvero se dovuto alla maturazione molto tardiva delle uve, che porta spesso a vendemmiare nel periodo delle nebbie autunnali.

Il Piemonte è la regione delle 3 B Barbera, Barolo, Barbaresco. Il Nebbiolo, è un vitigno straordinario e in Piemonte trova il suo climax ideale. E’ in grado di esprimere una incredibile varietà di caratteristiche. Queste qualità, affinate grazie all’esperienza dell’uomo, si trasformano in vini dotati di una forte personalità. Il territorio si differenzia anche solo per pochi metri, motivo per cui ogni vino ha una caratteristica particolare e singolare. Del Nebbiolo nascono 13 differenti interpretazioni tutte certificate Doc o Docg.

Dal Nebbiolo nasce un vino con caratteri comuni: colore rosso tendente al granato, con sfumature mattone; aromi di violetta, frutti di bosco, spezie e un gusto secco con tannini vellutati e corpo sempre importante, pronto a sostenere l’invecchiamento.  Ma è anche vero che i diversi vini ottenuti dal Nebbiolo presentano caratteri estremamente riconoscibili, squillanti e vivaci, ognuno consapevole e pronto a svelare la propria particolare esistenza. Tanto che, una volta che li avrete conosciuti ed apprezzati, sarà difficile tornare indietro.

Quali nomi si associano al Nebbiolo? Eccoli, e di ognuno di essi vi darò una scheda con le caratteristiche principali per poterli riconoscere

  1. Barolo
  2. Barbaresco
  3. Roero
  4. Nebbiolo d’Alba
  5. Langhe Nebbiolo
  6. Gattinara
  7. Carema
  8. Boca
  9. Bramaterra
  10. Lessona
  11. Ghemme
  12. Fara
  13. Sizzano
  14. Canavese     

     1.Barolo DOCG

E’ il Nebbiolo più conosciuto e blasonato. Il nome deriva dall’omonimo paese nella Langhe. Il Barolo viene vinificato non solo a Barolo ma su un territorio che comprende 11 comuni. La difficoltà sta proprio nel fatto che ogni territorio  con particolari caratteristiche anche se distanti solo pochi metri.  Il Barolo è un vino con un importante struttura che  migliora con il tempo, assumendo delle note eleganti; Ad un Barolo cosa ci abbiniamo? NIENTE, bevetelo così e godetevi i profumi di rosa e viola, frutti maturi, spezie liquirizia. Il Barolo, per essere tale, segue uno stretto disciplinare che prevede un invecchiamento di almeno 38 mesi, che diventano 62 per la versione «Riserva».

  1. Barbaresco DOCG

Il fratello del Barolo è il Barbaresco, al confine con la zona del moscato e del Barbera di Asti. A differenze del Barolo il territorio regala al vino un distintivo profumo di vaniglia, cannella, pepe verde, lampone, marmellata di frutta e nocciola. Il Barbaresco è un vino nobile, leggermente meno complesso del Barolo, estremamente piacevole. Il Disciplinare prevede un invecchiamento di almeno 20 mesi, che sono 50 per la sua versione «Riserva».

  1. Roero DOCG

Considerato il “cugino” del Barolo, questo vino è composto per il 95% da Nebbiolo e da altre uve piemontesi adatte alla vinificazione di vini rossi. I terreni del Roero sono sabbiosi e gli aromi cambiano.  È delicato con aromi di fragola, lampone, rosa e geranio. Carlo Alberto di Savoia era così innamorato di questo “nebbiolino” che comprò parecchie vigne per fornire la cantina del Castello di Pollenzo (cantine che oggi rivivono grazie alla Banca del Vino all’interno dell’Università di Scienze Enogastronomiche). L’invecchiamento minimo per il Roero Docg è di 20 mesi, 32 per la sua versione «Riserva».

  1. Nebbiolo d’Alba DOC

Prodotto tra la zona del Barolo e quella del Barbaresco, possiede le caratteristiche di entrambi: corposo e adatto all’invecchiamento. A differenza del Barolo e del Barbaresco che esprimono le vere qualità solo invecchiando, il Nebbiolo d’Alba può essere apprezzato anche più giovane.  Il disciplinare consente infatti che sia immesso sul mercato dopo 12 mesi, oppure 18 per la sua versione “Superiore”. Il colore è rosso rubino poi granato, il profumo unisce i sentori fruttati del lampone, del geranio e della fragolina selvatica a quelli eterei e speziati della cannella e della vaniglia, il sapore, totalmente secco, si avvale di una struttura notevole, dove alcol, acidità ed estratto creano sensazioni di armonia ed eleganza.

  1. Langhe Nebbiolo DOC

Il Langhe Nebbiolo deve essere Nebbiolo almeno per l’85%, mentre il rimante 15% può provenire da uve adatte alla vinificazione di rossi piemontesi. Il suo profumo ricorda la viola e il lampone: è un vino secco, robusto, dal corpo importante e tannini ben identificabili, più o meno morbidi.

  1. Gattinara DOCG

Il Gattinara è quello che preferisco. E’ conosciuto fin dai tempi antichi e apprezzato da Plinio il Vecchio al tempo dei Romani lodato durante il Medioevo, come si legge in molti documenti dell’epoca. Di solito è un Nebbiolo in purezza, ma può contenere fino al 4% di Vespolina e fino al 10% di Bonarda, vitigni tipici del Piemonte Nordorientale. Possiede un distintivo aroma di viola, un corpo vellutato. Resiste benissimo all’invecchiamento e può essere immesso sul mercato dopo 24 mesi, che diventano 36 per la sua versione «Riserva».

  1. Carema DOC

A Carema, sul confine tra Piemonte e Valle d’Aosta si ottiene un altro grande “Nebbiolo del Nord” la cui composizione di Nebbiolo deve essere superiore all’85% (ma il Carema Classico, ad esempio, è Nebbiolo al 100%). L’omonimo Carema vede l’utilizzo di due varietà locali: il Picunter e il Pugnet. I vitigni sono spettacolari e meritano una visita: ampi terrazzamenti a pergola con i piloni in pietra che scalano la montagna. Questo vino profuma di rosa e ha tessuto morbido e vellutato.

  1. Boca DOC

Il Boca è il Nebbiolo piemontese coltivato più a Nord. È composto da un blend di 70-90% Nebbiolo, chiamato Spanna, e al massimo un 30% di Vespolina o Bonarda Novarese, chiamata anche Uva Rara. Possiede un intenso aroma di violetta ed è piacevolmente speziato: un vino con una nota leggermente amara e retrogusto di melograno.

  1. Bramaterra DOC

Il Bramaterra è un vino ottenuto tra Lessona e Gattinara. Si compone di n Nebbiolo al 50-80% più un 30% al Massimo di Croatina e un 20% al Massimo di Vespolina. È un vino di buona struttura dal tipico bouquet floreale, note speziate e sentori di mandorla

  1. Lessona DOC

Il Lessona è un vino raro, prodotto in un area piccolissima attorno all’omonima cittadina. Si compone di Nebbiolo all’85% e di Vespolina per un massimo del 15%. Si tratta di un vino piacevolmente fruttato e tannico, con sentori di viola e fiori silvestri.

  1. Ghemme DOCG

Anche il Ghemme proviene dal fazzoletto di terra intorno ai comuni di Ghemme e Romagnano Sesia. Può presentarsi in purezza oppure essere composto da un minimo di 85% di Nebbiolo e un massimo di 15% di Vespolina o Bonarda Novarese. Il vino ottenuto – grazie al terreno di origine vulcanica – è fruttato, con un intenso aroma di viola. Caratteristica è anche la sua nota leggermente amara e la sua rinfrescante acidità.

  1. Fara DOC

Il Fara è prodotto in due comuni soltanto: Fara e Briona, piccoli centri a Nord-Ovesti di Novara. Secondo il Disciplinare può essere ottenuto con un 50-70% di Nebbiolo, un aggiunta massima del 50% di Vespolina o Bonarda Novarese e da un 10% massimo di altre uve da vino rosso piemontesi. Caratteristico è il suo bouquet floreale su cui spicca la viola, il gusto secco e leggermente amaro, sempre bilanciato.

  1. Sizzano DOC

Prodotto nel solo comune di Sizzano, questo vino – come il Ghemme – ha conosciuto ampia fortuna nei secoli passati. Il Conte Cavour, ad esempio, ne fu un grande estimatore, paragonandolo ai Borgogna. Il nebbiolo qui compare per un minimo di 50-70% con il restante 50% di Vespolina o Bonarda Novarese e un massimo di 10% di altre uve piemontesi da vino rosso. Il sapore è asciutto, sapido ed armonico, con aroma di viola, spezie e tannini soffici.

  1. Canavese Nebbiolo Doc

Il Canavese Doc è la denominazione interprovinciale che tutela i vini prodotti sulle colline della Provincia di Torino e di Biella, una denominazione simile a quella del Langhe Nebbiolo. Proprio come per il Langhe, il Canavese Nebbiolo deve essere ottenuto con almeno l’85% di uve Nebbiolo e il 15% massimo di altre uve piemontesi da vino rosso. Il suo colore è rosso rubino o granato con riflessi aranciati. L’odore è delicato, leggermente floreale, secco in bocca e asciutto, leggermente tannico.

 

Provateli tutti e buona bevuta

Alessandro

 

The highest vineyards in the world

The highest vineyards in the world

Ci può essere un vigneto a 3000 metri d’altezza?  

In Argentina l’enologo Donald Hess nel 1999 comprò un ranch nel quale installare un museo, il James Turrel Museum, James Turrell è un artista statunitense ancora in  vita amico di Donald i cui lavori vertono principalmente sulla percezione della luce e dello spazio. turrel  La Bodega Colomè  un  ottimo posto, secondo lui,   anche per impiantare la vite. Una follia vera e propria ma sta di fatto che oggi la Bodega Colomè può essere considerata oggi un’eccellenza nella produzione di vino in Argentina nonchè la più alta cantina al mondo. La qualità la si denota già non appena si varca il cancello d’ingresso. Ordine, pulizia e stile contraddistinguono gli edifici che accolgono i visitatori così come, proseguendo nella visita, la cantina vera e propria con i serbatoi in acciaio e i macchinari per le varie lavorazioni.  Si arriva in cantina dopo circa 40 minuti di sterrato da Molino. E’ un esplosione di natura incredibile. Vigne, montagne, i cactus che crescono solitari come sentinelle e il silenzio che ne fa da contorno interrotto solo dal vento che porta l’odore della vigna fino ai bicchieri.  Il magnate Donald Hesse (nulla a che vedere con la storia per fortuna) cominciò a piantare 26 ettari di tralicci di Malbec, Cabernet Sauvignon su questa altura posta a 2460 metri dal livello del mare. Nel 2003 iniziarono a dare i loro frutti. Adesso Donald Hesse possiede 3.111 metri di quota il vigneto biodinamico “Altura Maxima” e sfora tutti i record. Hesse nella regione di Salta, possiede le vigne in quota più alte del mondo. Oltre ai vigneti di Bodega Colomé possiede altri due vigneti in alta quota: El Arenal a 2.700 metri sul livello del mare e Colomé a 2.300 metri. Ma come è possibile la coltivazione di viti produttive a queste altitudini? La regione di Salta si trova in prossimità del tropico del Capricorno, a circa 24° sud di latitudine, vicina quindi all’equatore. questo garantisce un clima arido e secco ma anche umido durante la notte.  Temperature alte di giorno che scendono notevolmente durante la notte, e chi ne capisce un po di enologia sa che la vite ama queste escursioni rendendo buona maturazione e un’acidità ottimale. Il terreno calcareo e argilloso arricchito dall’acqua che scende dai ghiacciai è sufficientemente nutriente. Quale vitigno? Ma naturalmente il Malbec, vitigno difficile da far crescere ma che in Argentina trova il suo migliore terroir.  Anche in Cile si riescono a vinificare ottimi Malbec, seppur non di livello alto come quello argentino. In Australia invece questa varietà non ha avuto fortuna, anche se sembra esserci un ritorno negli ultimi anni. I Malbec australiani mancano di struttura e sono utilizzati per lo più come vini da tavola. Un breve cenno sulle caratteristiche del Malbec che al bicchiere è rosso intenso, e tonalità blu e viola, soprattutto quando è giovane. Per riconoscerlo dal suo aroma bisogna ricordare l’odore delle prugne molto mature o della marmellata di mora o amarena. In bocca, il vino si esprime in tutto il suo splendore; se giovane, il palato sentirà appena una gradevole apprezza; dopo pochi anni, sarà un vino maturo, molto profondo e di grande complessità. La botte di legno gli apporterà aromi quali cioccolato, vaniglia, cuoio e caffè.
Scusaste questo fuori tema.  Quindi, i vitigni più in alto sono più il microclima apporta escursioni termiche e più regala al vino delle complessità introvabili nei vini di pianura. Punti di vista, ma io sono particolarmente innamorato dei vini d’altura. In Europa il primato dei vigneti più alti spetta ai produttori naturali di Bodega Barranco Oscuro vicino Granada in Spagna, a 1368 metri di quota sul livello del mare, in prossimità del parco Nazionale della Sierra Nevada, Lorenzo Valenzuela e la moglie Luisa, coltivano le uve più alte del vecchio continente. In Italia invece abbiamo La Doc Blanc de Morgex et de la Salle in Val d’Aosta vanta un vigneto a 1.210 metri di quota, In Svizzera una vigna a 1.150 metri. Infine abbiamo le vigne in quota dell’Etna, sull’altimetrica dei 1.000 metri e oltre. Niente a che vedere con il Malbec argentino. Io  l’ Altura Maxima l’ho bevuto e per meglio descriverlo è necessario che ve ne parli in un articolo apposito.