Keep on Rockin’ in the wine world…

Keep on Rockin’ in the wine world…

“Il rock è sempre stato la musica del Diavolo.” (David Bowie)

“Il Rock’n’Roll è la forma espressiva  più schifosa, brutale e malefica, un afrodisiaco pestilenziale, la musica preferita di tutti i delinquenti della terra.” (Frank Sinatra)

“Tanto fumare, tanto parlare, tanto bucarsi per risultati così scarsi…” (Anonimo)

Il rock, come ogni rivoluzione, insieme ad una moltitudine di seguaci, ha visto anche migliaia di haters, pregiudizi ed ignoranza; persone intimorite e chiuse al cambiamento,  persone troppo bigotte per accettare la diversità. Il rock è dark, il rock è il diavolo, il rock è scellerato e illegale!

Son dovuti passare decenni  per sfatare il mito che tutti i rockettari sono dei drogati, dei tossici, e permettere a questa ordinaria follia di entrare nella vita di ognuno di noi e rivoluzionarla un po’.

Oggi voglio parlare di un rockettaro puro, un pirata del XXI secolo, un rivoluzionario dell’arte e del vino.

Danilo Quazzolo.

Un uomo dalle due personalità, dalle due anime che viste da fuori possono sembrare l’una in competizione con l’altra, ma che in realtà si uniscono e si fondono insieme in un meraviglioso blend di dark e passione, forza e sensibilità, ribellione e regole, rock e arte!

Un bel caos direi ma il cui finale è un qualcosa di estremamente armonico che lo si denota sia dalle opere d’arte di Danilo che dal suo fantastico Barbaresco.

Ma per capire bene questo mix dobbiamo conoscerlo personalmente.

Ogni parte del suo corpo parla più di mille parole. Ogni tatuaggio parla delle sue passioni, dei suoi amori, delle sue trasgressioni e ribellioni. Il suo corpo è un dipinto della sua anima.

All’entrata si nota subito la sua Harley accanto ad una pressa che ha deciso di mettere a posto e personalizzare con un grosso teschio rosso e la scritta “KILLER GRAPE”. Davvero unica e divertente. Come mi spiega Danilo, il teschio (jolly Roger) è stato il primo logo ad essere rappresentato. I pirati lo usarono in passato come loro segno denominatore (in forme e colori diversi). Lui, il pirata tra i produttori, il ribelle per eccellenza, oltre ad usarlo nelle magliette e in qualche tatuaggio, ha voluto portarlo anche all’interno del suo mondo vinicolo.

Fin qui tutto sembra in armonia con il personaggio, ma ecco che all’interno della cantina tutta questa immagine dura e rivoluzionaria di lui, viene messa in discussione da un ritratto enorme su una vasca in cemento del volto di Gesù. Beh, pensavo che teschio e Gesù avessero poco in comune ma lui mi dice che le icone religiose sono una delle prime forme d’arte. Quindi per un appassionato di arte come lui tutto ha un senso.

Ecco perché non bisogna mai fermarsi alle sole apparenze. Lui è l’autore di quel ritratto tanto sensibile e spirituale che mi lascia quasi senza parole. A quel punto capisco il suo amore per l’arte ma lo capirò fino in fondo solo quando mi parlerà di come è nata l’idea dei ghirigori della sua etichetta. Mi porta nel piccolo angolino dedicato alle degustazioni e mi mostra un ritratto del nonno che solleva in aria un calice di vino. Tutto il dipinto è fatto con ghirigori che visti in lontananza, con i suoi chiaro/scuri danno vita a emozioni e segni che mi fanno quasi venire i brividi.

I ghirigori sono la sua forma di fare arte che purtroppo Danilo ha dovuto accantonare ma per fare posto ad un’altra arte: fare il vino!

Anche in questo campo come nell’arte,  il suo personaggio viene rimesso in discussione. Il suo vino mi stupisce. Il suo aspetto, i suoi tatuaggi, il suo essere un po’ dark mi facevano pensare ad un vino che definirei quasi come una musica Heavy Metal, aggressiva e di ribellione….e invece il suo vino è un rock puro, un rock armonico e quasi melodico.

Danilo produce Dolcetto, Nebbiolo, Barbera e Barbaresco. Ha ereditato la sua terra dai suoi antenati. Ha studiato Agraria alle superiori, ma poi decide di seguire la sua vena artistica intraprendendo l’Accademia delle Belle Arti. Solo nel 2013 decide di prendere in mano l’azienda di famiglia. Non so cosa lo abbia spinto, non me lo dice. Forse il bellissimo panorama sulle vigne di Barbaresco che si vedono dal balcone di casa sua; forse il suo amore per il vino; o semplicemente perché il vino, come il rock, scorre nelle sue vene sin dalla nascita.

Il passaggio non è stato semplice. Danilo parte da 0 e con un budget pari a 0. Non può permettersi un operaio quindi in cantina ci sono solamente lui e lui, ma questo non lo spaventa. Da non dimenticare che è un’artista e gli artisti amano il silenzio e la solitudine quando creano le loro opere d’arte. Le botti usate dallo zio prima di lui erano vecchie e stra-usate, così per iniziare decide di partire con una sola botte nuova. Ha le idee ben chiare su come vuole il suo vino. Vuole portare una ventata di freschezza e modernità ad un vino rimasto per troppo tempo vecchio e pesante. Decide così di smaltire il prima possibile il vino delle vecchie annate per poter partire con il suo nuovo stile. Riesce in pieno nella sua impresa.  Fa fermentare il vino in vasche di cemento ed il suo blend delle uve provenienti da terreni diversi avviene già in fase di fermentazione. Una volta finita la fermentazione, i vini vengono lasciati invecchiare per 30 mesi in botti grandi. Nell’etichetta decide di dare il suo tocco artistico ed usa un ghirigoro che cambierà colore in base al vino.

 

Assaggiamo due  vini insieme. Iniziamo con un Nebbiolo giovanissimo nel quale sento ancora una nota verde ma piacevolissimo al palato. Fresco, pulito, giovane. Da li passiamo ad un Barbaresco.. Non è una degustazione formale.. Odio le degustazioni formali perché tolgono il brio e la convivialità tipiche del vino. Così ci sediamo su una panchina sul terrazzo che si affaccia sulle vigne e dove parliamo di tutto. Mi accorgo solo adesso  di una grande palla sempre fatta con ghirigori ma con i cerchi che tengono le botti. Nel disfarsi delle botti vecchie, ha voluto creare quell’opera d’arte che come mi dice lui rappresenta un acino d’uva.  Beh, tutto qui è un’opera d’arte soprattutto il suo Barbaresco. Il suo vino ha corpo, struttura ma rimane molto fresco ed elegante. Una vera opera d’arte o con un termine più rockettaro direi: THIS WINE ROCKS.

Non vedo l’ora di assaggiare tutte le altre opere di Danilo ma per oggi va bene così….

Che dire Quazzolo è una vera scoperta, che sotto la corteccia dura del rockettaro tutto tatuaggi e teschi nasconde un’anima sensibile fatta di armonia e passione.

E come la canzone che ho citato  nel titolo di questo racconto (con una leggera modifica), auguro a Danilo di continuare a fare Rock nel mondo del vino 😉

Keep on Rockin’ in the wine world

cit. (ROCKING IN THE FREE WORLD – canzone di Neil Young)

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