storia del vino

Vino e guerra | Di vino si può morire: notizia shock

vinoSì, e . Strano binomio. Eppure per il vino, anzi per un misero sorso di vino, si può anche morire, e per di più di morte violenta: la notizia, smaccatamente iperbolica per noi (soprattutto per noi che non leggiamo Focus né crediamo dogmaticamente alle scie chimiche che solcano i nostri cieli), doveva invece suonare perfettamente verosimile a un uomo europeo del medioevo. Sì, perché pochi sanno che nel XV secolo il vino fu al centro di una annosa disputa, nata nel cuore della Boemia di allora e più precisamente nelle aule di una delle più antiche università europee, quella di Praga. La disputa, da un piano puramente teologico, sfocerà infatti in una delle guerre più feroci e sanguinose che l’Europa abbia mai conosciuto: la guerra hussita. Forze cattoliche e riformiste si scontrarono per quindici anni, senza esclusione di colpi da entrambi le parti, le prime per mantenere inalterati i propri dogmi e con essi anche le procedure liturgiche, le seconde per negarne alcuni apportando modifiche proprio alle pratiche liturgiche e vedersi garantito il diritto di ricevere l’eucarestia sub utraque specie, il pane e il vino appunto (perciò i riformatori di questo periodo sono chiamati utraquisti). Come sappiamo, il diritto canonico stabilisce che solo il ministro officiante prenda l’eucarestia sotto entrambe le specie, pane e vino. Ai fedeli si somministra solo il pane, sotto forma di ostia consacrata. I riformisti boemi di allora, il cui predicatore leader era Jan Hus (da cui il termine hussiti riferito sia ai seguaci riformisti che alle guerre che si scateneranno a suo nome), chiedevano invece che anche ai fedeli, compresi i laici, venisse somministrato il vino a messa.

A noi può parere una questione di lana caprina e consideriamo ridicolo che per un sorso di vino si possa arrivare a una guerra, ma allora una qualsiasi deviazione dalla liturgia ufficiale veniva interpretata come un serio tentativo di destabilizzare l’ordine costituito da chi deteneva il potere. Sta di fatto che le istanze dei riformisti furono vagliate dai conciliari cattolici riunitisi a Costanza e furono ovviamente respinte. Jan Hus, che era uomo di grande temperamento ma fondamentalmente mite e pacifico, pensò, un po’ ingenuamente, di recarsi al Concilio (contro il parere di molti suoi amici) per difendere le proprie rivendicazioni, ma non appena giunto sul posto fu arrestato e bruciato sul rogo. L’episodio fu più che sufficiente a infiammare la disputa che da puro dibattito tra dotti tracimò in guerra vera e propria. Karel Havliček Borovský, brillante esponente della cultura anticlericale ceca dell’ottocento, scrisse questo famoso epigramma che riassume lo stupore (sarcastico) dell’uomo contemporaneo di fronte a tanta follia:

Proč byly husitské rvačky?
Rozhodnout se nimi mělo,
má-li se jíst boží tělo
s omáčkou neb bez omáčky

Qual era il senso delle baruffe hussite?
Occorreva decidere
Se il corpo di Cristo
Andava mangiato in salsa o senza

Ironia legittima che però nulla toglie al fatto storico: la guerra che vide il vino come casus belli fu devastante e segnò profondamente la europea, in particolare quella boema. I trattati di pace del 1434 dopo quindici anni di barbare uccisioni e rappresaglie non posero fine allo spirito riformista, e anzi, si può tranquillamente dire che la storia della Boemia, terra su cui regna incontrastata la tradizione della birra, sarà drammaticamente condizionata dai riflessi rubini del vino e del sangue. Vino e guerra, appunto.

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